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Diego Schattenhofer
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Allicina: benefici per la salute e usi culinari

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Allicina
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Composti · Nutrizione
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Modello molecolare a sfere e bastoncini accanto a una testa d'aglio e a uno spicchio tagliato, su un tagliere di bambù

Definizione di allicina

L’allicina è un composto organosolfurato che si forma quando l’aglio crudo viene tritato o tagliato. Questo composto è responsabile di molte delle proprietà medicinali e dei benefici per la salute dell’aglio.

Non esiste come tale nello spicchio d’aglio intatto. È, in realtà, il prodotto di una reazione chimica: la conversione dell’allina —presente nell’aglio (Allium sativum)— da parte dell’enzima allinasi, che si libera e entra in contatto con l’allina nello stesso istante in cui il bulbo si frattura, si taglia o si schiaccia. Per questo l’aglio intero quasi non odora e l’aglio tagliato odora subito: la reazione parte quando si rompe il tessuto, non prima.

Cos’è e da dove viene: la chimica e la sua storia

Chimicamente, l’allicina è un composto organosolfurato con formula molecolare C₆H₁₀OS₂ e massa molare di 162,26 g/mol. Appartiene al gruppo dei tiosolfinati (struttura R-S(O)-S-R) e il suo nome IUPAC è S-(prop-2-en-1-il) prop-2-ene-1-solfinotioato. A temperatura ambiente è un liquido oleoso, incolore o leggermente giallo, con densità 1,112 g/cm³. È una molecola chirale, ma in natura compare come racemato, cioè come miscela delle sue due forme speculari.

Non è un composto che la tradizione popolare descrisse prima e la scienza battezzò dopo: nacque al contrario. Chester J. Cavallito e John Hays Bailey la isolarono e descrissero per la prima volta nel 1944, nell’ambito di ricerche su derivati della vitamina B1 (tiamina); la struttura esatta la determinarono poco dopo, nel 1948, i ricercatori Stoll e Seebeck. L’aglio, invece, è molto più antico della sua chimica: è originario dell’Asia centrale, del nord-est dell’Iran e dei contrafforti dell’Himalaya, e si coltiva in Mesopotamia da almeno 4.000 anni. Si è trovato aglio ben conservato nella tomba di Tutankhamon, intorno al 1325 a.C. Nel 2024, la produzione mondiale di aglio ha raggiunto i 30 milioni di tonnellate, di cui la Cina ha fornito il 73 %.

La scienza: come si forma e perché è così instabile

Il meccanismo è preciso e rapido. Quando si danneggia il tessuto dello spicchio d’aglio, l’enzima allinasi catalizza la conversione dell’allina —il suo precursore, presente nelle cellule intatte— in acido allilsulfenico, un intermedio instabile che si autocondensa a temperatura ambiente per formare allicina, liberando anche piruvato e ammoniaca. L’intera sequenza avviene «in pochi secondi» dal momento in cui si taglia o si schiaccia lo spicchio.

L’allicina, però, è tanto reattiva quanto facile da formare: è una molecola a vita breve che si degrada rapidamente se non si controlla la temperatura. In soluzioni acquose diluite e congelate a −70 °C può restare stabile per anni, «senza perdita in due anni»; a temperatura ambiente (23 °C), invece, si degrada in meno di 16 ore.

VariabileEffetto su allinasi o allicina
Temperatura ottimale dell'allinasi35-40 °C
Temperatura di inattivazione irreversibileOltre 80 °C
A 60 °CL'allinasi conserva attività parziale
pH dello stomaco (minore di 3)Denatura l'allinasi: limita che si formi ancora allicina dopo aver ingoiato aglio intero
Allicina a −70 °CStabile per anni, senza perdita apprezzabile in due
Allicina a 23 °CSi degrada in meno di 16 ore

Su quanta allicina contiene l’aglio fresco non c’è un valore unico e chiuso: una revisione recente indica un intervallo di 2,5-5,8 mg per grammo di peso fresco in aglio monolobulare e di 3,1-5,5 mg/g nell’aglio multilobulare abituale, mentre un’altra fonte offre una cifra diversa, dello 0,22-0,24 % del peso dell’aglio. Gli ordini di grandezza sono compatibili, ma non identici —probabilmente per la varietà di aglio o il metodo di estrazione—, quindi conviene trattarlo come una fascia approssimativa e non come un dato di tabella nutrizionale chiuso.

Attività biologica: cosa mostra il laboratorio

L’allicina pura ha una notevole attività antimicrobica negli esperimenti di laboratorio: concentrazioni di appena 0,17 mM inibiscono la crescita di E. coli e Staphylococcus aureus, contro i 6,15 mM che servono per lo stesso effetto al disolfuro di dialile (DADS), uno dei suoi prodotti di degradazione —circa 35 volte più concentrazione—. Mostra anche attività antifungina contro Candida albicans, con una concentrazione minima inhibitoria di 50-100 μg/mL in estratto di aglio monolobulare e di 80-150 μg/mL nel multilobulare.

Nel campo cardiovascolare, lo studio raccolto in bibliografia descrive un effetto antipiastrinico marcato: 0,4 mM di allicina inibisce circa il 90 % dell’aggregazione piastrinica, contro appena il 35 % che ottiene l’aspirina a una concentrazione simile (0,36 mM). Le si attribuisce inoltre un possibile meccanismo antiipertensivo tramite il rilascio di idrogeno solforato (H₂S), e una via di riduzione della sintesi del colesterolo inibendo le enzimi scualene-monossigenasi e acetil-CoA sintetasi.

Trasposto in clinica, l’effetto sul colesterolo è reale ma modesto: gli studi in umani descrivono riduzioni tra il 5 % e il 10 % del colesterolo LDL (circa 8-9 mg/dL) dopo 1-3 mesi assumendo tra 0,5 e 1 grammo di estratto d’aglio al giorno. Un meta-analisi citato in bibliografia parla di un calo «significativo ma modesto» del colesterolo totale e dell’LDL con integratori di aglio in polvere. Quella stessa bibliografia non documenta, invece, alcun effetto sui trigliceridi né sul colesterolo HDL.

Sicurezza: interazioni e dosi elevate

È la sezione che meno si racconta di solito e quella di maggiore responsabilità editoriale. L’integrazione con allicina a dosi elevate può causare disturbi gastrointestinali (nausea, acidità, diarrea) e, in persone suscettibili, effetti sistemici come mal di testa, tachicardia o ipotensione lieve. Negli studi su roditori, le dosi basse o moderate (5-20 mg/kg/giorno nei topi, 15-45 mg/kg/giorno nei ratti) risultano neutre o benefiche, mentre dosi molto superiori —oltre 1.000 mg/kg/giorno nei ratti— sono state associate a epatotossicità e nefrotossicità, nonché ad anomalie ematologiche (emolisi ossidativa degli eritrociti), perdita di peso e alterazione della spermatogenesi in esposizioni prolungate.

Il punto che più interessa nella pratica è l’interazione con gli anticoagulanti: l’allicina e altri composti organosolfurati dell’aglio hanno attività antiaggregante piastrinica, probabilmente inibendo la sintesi della trombossano, e combinati con warfarina, aspirina o clopidogrel possono aumentare il rischio di emorragia. Detto questo, una revisione centrata specificamente sul rischio emorragico di integratori «antiaterosclerotici» concluse che “l’uso dell’aglio sembrò sicuro tra le persone in trattamento con warfarina”, sebbene raccomandi prudenza se si combina con terapia antipiastrinica. L’allicina inibisce anche l’enzima epatico CYP2C19, il che potrebbe elevare in sangue i livelli di certi farmaci antivirali metabolizzati da quella via. La bibliografia recente riconosce che l’evidenza di sicurezza dipende soprattutto da studi di tossicologia animale, con pochi trial clinici in umani e senza dati di sorveglianza a lungo termine: prudenza, non allarme, è la lettura corretta.

Come usare l’allicina in cucina

Per massimizzare i benefici dell’allicina nelle ricette:

  1. Trita o taglia l’aglio fresco: questo attiva l’allicina, e conviene lasciarlo riposare qualche minuto prima di esporlo al calore. Poiché l’allinasi impiega solo pochi secondi ad agire dopo aver tagliato o schiacciato l’aglio, ma si inattiva in modo irreversibile oltre 80 °C, quel riposo lascia più tempo per formare allicina che aggiungere l’aglio intero direttamente in una padella calda.
  2. Aggiungilo alla fine della cottura: per mantenere le sue proprietà, aggiungi l’aglio tritato verso la fine della preparazione del piatto.

L’aglio, e quindi l’allicina, si utilizza in diversi modi in cucina:

  • Crudo: in salse come l’aioli e lo tzatziki, dando un sapore forte e piccante.
  • Arrosto: l’aglio arrosto ha un sapore più delicato e si usa in paste, carni e purè.
  • Saltato: molto comune nella preparazione di saltati di verdure e riso all’aglio.
ProprietàUso culinarioCosa dice l'evidenza
Antibatterica e antifunginaSalse crude, marinatureInibisce E. coli, S. aureus e C. albicans negli esperimenti di laboratorio
AntiossidantePiatti cotti a fuoco lentoVia proposta di protezione cellulare dal danno ossidativo
Riduzione modesta del colesterolo LDLZuppe, stufati, estratti d'aglio5-10 % di riduzione dell'LDL in studi di 1-3 mesi
Antiaggregante piastrinicaQualsiasi preparazione con aglio crudoInteragisce con anticoagulanti: prudenza se si assumono

Considerazioni gastronomiche

  • Temperatura: evita di cuocere l’aglio a temperature molto elevate per molto tempo. L’allinasi che forma l’allicina si inattiva in modo irreversibile oltre 80 °C, sebbene conservi attività parziale a 60 °C.
  • Proporzioni: usa 1-2 spicchi d’aglio ogni 250 ml di liquido per mantenere un equilibrio adeguato di sapore e benefici.

Alle Canarie: l’aglio nel mojo

Alle Canarie non esiste una denominazione di origine né un’indicazione geografica di «aglio canario» come coltura differenziata —a differenza, per esempio, del Ronmiel de Canarias per l’aguardiente—: il radicamento insulare dell’aglio non passa dal prodotto agricolo, ma dalla salsa che lo porta come ingrediente abituale, il mojo. Il mojo è una salsa tipica delle isole Canarie il cui nome viene dal portoghese molho («salsa»); tra i suoi ingredienti più abituali ci sono il peperone palmero, il peperone, l’aglio, il sale, la paprika, il cumino o il coriandolo, l’olio, l’aceto, il prezzemolo e l’acqua.

Il mojo verde, quello abituale per i pesci, si fa con peperoni verdi, coriandolo o prezzemolo, e l’aglio regola il suo piccante; il mojo rosso, quello abituale per le carni, porta peperone palmero —la cosiddetta «picona»— e paprika. L’accompagnamento più tipico di entrambi è la combinazione di papas arrugadas e mojo.

A Taste 1973: il mojo invecchiato di Diego Schattenhofer

Diego Schattenhofer sviluppa a Taste 1973 un «mojo invecchiato» —il suo «mojo madre»—, la cui elaborazione di base prevede agli confit, cumino in grani, sale, polpa di peperone palmero, aceto macho, olio d’oliva e un tocco di vino bianco. Il progetto è partito nel 2018, ispirato al «mole madre» dello chef messicano Enrique Olvera (Pujol, Città del Messico), e il mojo invecchiato si serve nel ristorante dal 1 gennaio 2022, invecchiato in un forno mantenuto a 50-55 °C. Si può leggere il reportage originale in Mojo envejecido, la asombrosa salsa que ha desarrollado el chef Diego Schattenhofer.

In Spagna e in Argentina

In Spagna esiste uno strato nazionale con figura di qualità propria: l’Ajo Morado de las Pedroñeras (Cuenca, Castilla-La Mancha) è una varietà di aglio con Indicazione Geografica Protetta.

In Argentina, il legame arriva con il chimichurri, la salsa originaria e consumata nel paese (e in altri d’America) che porta l’aglio tra i suoi ingredienti fondamentali insieme a prezzemolo, origano, aceto, olio e peperoncino in polvere, e che accompagna le carni alla griglia, contribuendo alla fama internazionale dell’asado argentino.

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Fonti consultate

Foto: 1. Ivar Leidus (si apre in una nuova scheda) (CC BY-SA 4.0 (si apre in una nuova scheda))

Domande frequenti

Cos'è l'allicina e a cosa serve?
L'allicina è un composto organosolfurato dell'aglio, noto per le proprietà antibatteriche, antifungine, antiossidanti e per la capacità di ridurre il colesterolo.
Come si usa l'allicina in cucina?
L'allicina si attiva triturando o tagliando l'aglio crudo. Si può usare in salse crude, condimenti, e conviene aggiungerla verso la fine della cottura per mantenere le sue proprietà.
Quali sono i benefici dell'allicina per la salute?
L'allicina aiuta a ridurre modestamente il colesterolo LDL, ha attività antibatterica e antiossidante, e le si attribuisce un meccanismo antiipertensivo ancora in studio.
Dove si può trovare l'allicina?
L'allicina si trova nell'aglio crudo. Triturando o tagliando l'aglio, si attiva questo composto benefico.
Chi ha scoperto l'allicina e quando?
La isolerono e descrissero per la prima volta Chester J. Cavallito e John Hays Bailey nel 1944; la struttura esatta fu determinata dopo, nel 1948.
Qual è la formula chimica dell'allicina?
È C₆H₁₀OS₂, con una massa molare di 162,26 g/mol. È un composto organosolfurato del gruppo dei tiosolfinati, liquido, oleoso e incolore o leggermente giallo.
Quanto riduce il colesterolo l'allicina, secondo l'evidenza scientifica?
Gli studi clinici descrivono una riduzione modesta, tra il 5 % e il 10 % del colesterolo LDL (circa 8-9 mg/dL), dopo 1-3 mesi assumendo 0,5-1 grammo di estratto d'aglio al giorno.
È sicuro assumere aglio o allicina se prendo anticoagulanti?
L'aglio ha un lieve effetto antiaggregante piastrinico che può aumentare il rischio di emorragia combinato con warfarina, aspirina o clopidogrel, sebbene una revisione recente concluda che il suo uso «sembrò sicuro» in persone in trattamento con warfarina. Conviene consultare un medico.
Che relazione ha l'aglio con la cucina canaria e con Taste 1973?
È uno degli ingredienti del mojo, la salsa tipica delle Canarie, e fa parte della base del mojo invecchiato che Diego Schattenhofer elabora a Taste 1973 dal 2022.

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