Fotografia gastronomica a Tenerife: dietro i piatti di Taste 1973
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La ricerca, e ciò che questa pagina può rispondere
Chi scrive «fotografa gastronomica a Tenerife» o «fotografo gastronomico a Tenerife» cerca qualcuno che fotografi piatti sull’isola. Il motore di ricerca risponde con studi: sessioni nel locale, luce, numero di foto, prezzo. Questa pagina non è quell’elenco e non raccomanda nessuno. Racconta un’altra cosa, ed è quella che il sito può sostenere: che cosa si vede quando si guarda da vicino la fotografia dei piatti di Taste 1973, e che cosa c’è dietro quelle immagini nell’archivio che già pubblichiamo.
La differenza conta. Uno studio vende un incarico. Un ristorante mostra il piatto che esce dal passe. Le due foto possono somigliarsi e non raccontare la stessa cosa. Qui il piatto ha un nome, delle stoviglie e un posto dove era già appeso prima di questo articolo.
Come si fotografa un piatto quando comanda il servizio
Un piatto di alta cucina non aspetta. La salsa si assesta, l’erba si stanca, il ghiaccio del crostaceo si intorbidisce. Per questo il mestiere, sull’isola come in qualunque altra cucina che prenda la foto sul serio, ritaglia un momento in cui la sala non è ancora piena. Uno studio di Tenerife lo scrive così sulla propria pagina: monta la luce dentro il ristorante, al mattino e nei giorni feriali, per non incrociare i clienti, e mette come esempio una sessione di circa 50 minuti per 10 piatti. È il loro annuncio, non il rapporto di lavoro della nostra casa. Serve a capire la domanda che la gente porta con sé, e nient’altro. Sul sito non c’è alcun contratto con quello studio né con gli altri che compaiono nella stessa ricerca.
Ciò che sappiamo, perché è fotografato, è l’ordine delle cose. Prima il piatto deve esistere come si mangerà. Poi qualcuno decide da dove si guarda: dall’alto, all’altezza del bordo, con la mano ancora nell’inquadratura o con la mano già fuori. La foto di carta nasconde il gesto. La foto di cucina lo lascia. Entrambe sono gastronomia. Non sono intercambiabili.

Quell’immagine sta nella galleria di foto e video. Non dice chi regge il telefono né se quello fu una prova, un appunto o la foto che poi si è ritoccata. Dice che in questa casa il piatto si guarda anche con un telefono, a centimetri dalla ciotola, su un tavolo scuro. Chi cerchi uno studio con faretti e fondale di cartone non troverà qui quel catalogo. Troverà la ciotola.
Ciò che Taste 1973 ha già pubblicato di quel lavoro
Nell’archivio del ristorante convivono tre momenti distinti.
Il primo è la foto di piatto della pagina del ristorante e della galleria: il risultato, con nome. «Renacer sobre Tacande», il royal di cochino negro (maiale nero delle Canarie), la «Tableta del Virrey», la torta di ventresca di tonno obeso canario, il gambero nella ciotola di terracotta, la lisca d’acciuga, il raviolo che due mani chiudono sopra una ciotola. Ciascuna ha un testo sulla pagina. Tutte appartengono all’archivio del ristorante.
Il secondo è una sessione intera, raccontata nell’articolo del libro in preparazione. Lì si vede un fotografo che ritrae un piatto servito su una pelle di capra, e la squadra che guarda. Il testo dice «sessione fotografica per il nuovo libro a cui stiamo lavorando».
Il terzo è cinema, non natura morta. Il 25 giugno 2026 la troupe di «Ecos del Mar», la serie di Prime Video, ha girato in sala, nell’economato dove maturano i pesci e al passe. Lo raccontiamo nell’articolo di quel giorno. Due camere e un pasto non sostituiscono la foto del piatto sciolto: mostrano la casa in movimento. Chi confronti le due cose vedrà che la luce di un documentario e la luce di un piatto fermo non cercano la stessa cosa.
Che cosa si vede quando il piatto è già fermo
L’immagine in evidenza di questo articolo è «Renacer sobre Tacande»: una base rossa, una crema chiara, fiori e bocconi piccoli. Non serve abbellire la descrizione. Il piatto è pubblicato con quel nome sulla pagina del ristorante, e la foto è la stessa.
Il royal di cochino negro sta in una ciotola bianca, con lamelle di tartufo e un segno rosso sul bordo. Il contrasto non è un filtro: è la decisione di mettere un prodotto scuro sul bianco e di lasciare che la salsa fissi il bordo. Lo si può discutere come impiattamento, ed è ciò che la foto conserva.
In mezzo c’è il vasellame, che in questa casa non è un oggetto di scena neutro. La pagina del ristorante racconta che si riproducono repliche di vasellame guanche con vasai della zona, dopo aver parlato con storici e caprai. La ciotola di terracotta, la pietra, il piatto rosso: la foto deve lasciare vedere il materiale, perché il materiale è parte di ciò che si vuole dire di Tenerife. Un fondale da studio che annulli il pezzo di terracotta annulla anche quella frase.
E c’è il carrello dei formaggi. La voce della Guida MICHELIN, citata sulla pagina del ristorante, parla di un «grande carrello di formaggi canari con più di 50 varietà» e del gusto per i pesci maturati. La foto di quel carrello non è una natura morta di un solo pezzo: è un accumulo, e si fotografa male se la si tratta come un solo piatto. Somiglia di più a un paesaggio breve. Chi voglia il contesto di quel carrello può proseguire con l’articolo che il sito gli ha dedicato a partire dalla guida, collegato dal ristorante.
| Che cosa mostra la foto | Dove era già pubblicata |
|---|---|
| «Renacer sobre Tacande», fiori e bocconi sul rosso | Pagina di Taste 1973 |
| Royal di cochino negro, tartufo e segno rosso | Pagina di Taste 1973 |
| Una mano e il telefono sopra una ciotola di pietra | Galleria di foto e video dello chef |
| Un fotografo e la squadra, nella sessione del libro | Articolo del libro in preparazione |
| Sala, economato e passe, in movimento | Articolo di «Ecos del Mar» |

Dove continuare a guardare, e dove no
Per vedere i piatti bastano la pagina di Taste 1973 e la galleria. Per vedere come si è lavorata una sessione con un fotografo in quadro, l’articolo del libro. Per vedere camere vere dentro la sala, quello delle riprese. Niente di tutto questo include un telefono di uno studio né un prezzo a foto. Se ciò che serve è assumere qualcuno a Tenerife, le prime pagine del motore di ricerca sono studi che quell’incarico sì lo vendono. Questo testo non li valuta e non copia le loro tariffe: scadono, e non sono nostre.
Non metteremo nemmeno un nome d’autore dove l’archivio non lo mette. Diversi file antichi portano nel nome un indizio di provenienza che il testo pubblicato non conferma. Finché quel credito non esiste in una frase visibile, la firma di queste foto è quella dell’archivio. Chiederlo a bassa voce e scriverlo come se fosse già risolto sarebbe esattamente l’errore che questa pagina cerca di non commettere.
La fotografia gastronomica, detta da qui, è questo: il piatto con il nome che ha già, le stoviglie che la casa già spiega, il gesto quando la foto lo lascia dentro, e il silenzio quando non sappiamo chi ha premuto lo scatto. Il resto è un preventivo, e il preventivo si chiede altrove.
Fonti
- Pagina del ristorante, galleria dei piatti e citazione della Guida MICHELIN: Taste 1973. Pagina della guida: guide.michelin.com.
- Galleria dello chef, compresa la foto del telefono: gallerie di foto e video.
- Sessione del libro: dietro le quinte.
- Riprese del 25 giugno 2026: «Ecos del Mar».
- Prassi di sessione che annuncia uno studio dell’isola (mattina, giorni feriali, circa 50 minuti per 10 piatti), senza rapporto pubblicato con la casa: l’annuncio dello studio.
Domande frequenti
Questa pagina trova una fotografa gastronomica a Tenerife?
Chi firma le foto dei piatti di Taste 1973?
Dove si possono vedere le foto del ristorante?
Il piatto si fotografa durante il servizio?
Che cosa si è girato quando è arrivata una troupe?
Le foto di questo articolo escono da una banca immagini?
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