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Diego Schattenhofer
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Diego Schattenhofer su Clarín: dalla cantina di un club alla rivoluzione del pesce

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Diego Schattenhofer, con berretto «1973 TASTE» e giacca bianca con il nome ricamato, controlla due piatti finiti sul pass della cucina

De cocinar en una cantina de club y dormir en una parada de colectivo a liderar una revolución del pescado en España

di Manuela Herzel, su Clarín (Argentina), 10 maggio 2026

Clarín ha pubblicato un ampio profilo di Diego Schattenhofer firmato da Manuela Herzel. Ci fa piacere che un quotidiano argentino racconti questa storia da Tenerife: quella di un cuoco di Chajarí che, dopo anni difficili, ha fatto del prodotto marino il centro del suo lavoro a Taste 1973.

Intestazione dell’articolo di Clarín, nella sezione Sociedad, con il titolo del profilo di Diego Schattenhofer e il sommario

Il pezzo ricorda che gli Schattenhofer, di origine svizzera, arrivarono in Argentina nel 1887; erano macellai, salumieri, allevatori e produttori di olio, e costruirono uno dei primi hotel del XIX secolo, l’Hotel Cosmopolita, le cui memorie si conservano nel Museo Regional Camila Quiroga de Chajarí. A quell’eredità si è aggiunta la cucina della nonna siciliana. Diego è cresciuto tra gli asados del Club Vélez Sarsfield dai quattro anni e, già a Buenos Aires, senza studi formali, ha imparato accanto a Pablo Massey, Joan Coll e altri cuochi; ha anche tenuto corsi, consulenze per tredici ristoranti e lavorato in due programmi di Utilísima.

Nel 2002 è arrivato in Europa senza permesso di lavoro. Non aveva stipendio e la compagna lo aiutava; è arrivato a dormire in una fermata degli autobus. Di quel periodo conserva una convinzione: «Vivere in strada e non avere da mangiare mi ha dato una disciplina e i piedi per terra in modo brutale».

Più di vent’anni dopo, Diego è chef esecutivo dell’Hotel Villa Cortés e guida Taste 1973, il ristorante dell’hotel a Playa de Las Américas, con Stella Michelin dal 2024 e Sole Repsol. In quella cucina lavorano altri otto cuochi più gli allievi in stage, e da lì escono anche i 250 colazioni giornaliere dell’hotel. Uno degli assi del suo lavoro è la maturazione del pesce: «Gestiamo temperatura, umidità, persino fumo o brace. Questo permette di prolungare la vita utile del pesce —da quattro giorni a 30 o 40— e, allo stesso tempo, di migliorarne sapore e texture. È ciò che io chiamo una cucina con coscienza».

Vassoio di ottone con ghiaccio tritato, un riccio intero, due lapas aperte con la polpa e grattugiatura, e bocconcini di prodotto marino impanati

Riccio e lapas serviti sul ghiaccio a Taste 1973. Foto: biblioteca di diegoschatten.com

Quella coscienza si vede anche in Gastrosinapsis, il team di lavoro multidisciplinare che Diego ha cofondato e che riunisce caprai, ceramisti, pescatori e agricoltori insieme a storici, ingegneri chimici, biochimici, neurologi, veterinari e vulcanologi. «Como no tenía formación académica, lo que hice fue rodearme de gente que sí la tenía. Así nace mi necesidad de armar un grupo de investigación», racconta nell’intervista. Nell’Encuentro de los Mares, Diego e Chechu Arrieta, scienziato del Centro Oceanográfico de Canarias, hanno presentato un dato che spiega bene quell’urgenza: il 33 % del pesce viene buttato nel processo di cucina.

Leggi il pezzo completo su Clarín: De cocinar en una cantina de club y dormir en una parada de colectivo a liderar una revolución del pescado en España.

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