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Diego Schattenhofer
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Diego Schattenhofer su Trendencias: dagli appunti in prestito a maturare il pesce

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Diego Schattenhofer, con berretto «1973 TASTE» e giacca ricamata con il nome, impiatta concentrato nella cucina di Taste 1973

Quando è arrivato in Spagna dormiva a una fermata dell’autobus; oggi è lo chef che reinventa il modo di mangiare pesce nel nostro paese

di María Yuste, su Trendencias, 18 maggio 2026

Trendencias ha pubblicato un profilo lungo di Diego Schattenhofer nella sua sezione Gourmet, firmato da María Yuste. Lo abbiamo ricevuto con la gioia di chi vede raccontata, in una sola volta e senza scorciatoie, la parte del percorso che quasi mai si mostra: quella di prima. Ci importa perché il racconto non si ferma alla cucina di oggi, ma spiega da dove viene il modo di lavorare che sostiene Taste 1973.

Intestazione dell’articolo di Trendencias con il titolo del profilo di Diego Schattenhofer

Il profilo inizia a Chajarí, nella provincia argentina di Entre Ríos, dove Diego è nato il 21 luglio 1978, in una famiglia di radici svizzere e tradizione siciliana. In quella casa regnava una norma domestica che è diventata scuola: non si ripeteva menu in due settimane. Poi sono arrivati gli inizi difficili che racconta il medio, le sveglie all’alba, lavare i pavimenti e imparare a cucinare in modo professionale leggendo appunti in prestito, perché non c’erano soldi per studiare.

L’arrivo in Spagna è stato ancora più aspro. Secondo Trendencias, «senza documenti stabili né una situazione economica sicura, ha attraversato una fase particolarmente dura in cui è arrivato persino a dormire in strada e sotto le pensiline degli autobus». Da lì a Tenerife, dove Diego risiede da più di vent’anni e da oltre un decennio è chef esecutivo dell’Hotel Villa Cortés, e da lì alla cucina che ha aperto le porte a gennaio 2019.

Il medio riassume così il presente: «Oggi dirige Taste 1973, il ristorante dell’Hotel Villa Cortés, a Tenerife, premiato con una Stella Michelin e diventato uno dei luoghi più innovativi di Spagna quanto a trattamento del pesce». L’asse di quella valutazione è la maturazione controllata del pesce: lavorare temperatura, umidità e ossidazione per guadagnare texture e sapore e sfruttare meglio un prodotto che, intero, dà molto più di quanto di solito gli chiediamo. È lo stesso territorio che abbiamo attraversato con la scienza della maturazione e con Gastrosinapsis, che l’articolo descrive come «un laboratorio creativo in cui convivono cucina, scienza e narrazione», con scienziati, ingegneri e neurologi intorno al tavolo.

L’autrice riassume così ciò che cerca lo chef, e la frase spiega abbastanza bene perché continuiamo su questa strada: «un piatto non dovrebbe limitarsi a essere buono. Dovrebbe attivare qualcos’altro nel commensale». A Taste 1973 lo diciamo in un altro modo, ma viene a essere lo stesso: non creiamo ricette, creiamo emozioni.

Cinque pesci appesi a ganci, uno di loro aperto in carcassa, con etichette manoscritte, dentro la cella di maturazione in acciaio di Taste 1973

La cella di maturazione del pesce di Taste 1973, il lavoro al centro del profilo di Trendencias. Foto: biblioteca di diegoschatten.com

Leggi il pezzo completo su Trendencias: Quando è arrivato in Spagna dormiva a una fermata dell’autobus; oggi è lo chef che reinventa il modo di mangiare pesce nel nostro paese.

Grazie a María Yuste e a Trendencias per lo sguardo attento e per il rispetto con cui hanno raccontato questa storia. Restiamo nella stessa cucina, con le stesse domande.

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